La Villa

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La Storia

Villa Pizzo è una delle più antiche dimore del lago di Como. Essa prende il suo nome dallo sperone roccioso su cui sorge: Piz in dialetto comasco significa proprio punta o sporgenza. A metà strada tra Moltrasio e Cernobbio, Villa Pizzo e tutti gli edifici ad essa annessi sono pienamente visibili solo dal lago. I terreni per la costruzione della villa furono acquistati nel XV secolo dalla famiglia Mugiasca, che custodì gelosamente Il Pizzo per oltre quattrocento anni. Tra i momenti cruciali della proprietà dei Mugiasca, si ricorda la peste del 1629, di manzoniana memoria, che vide il Pizzo divenire rifugio di molti uomini e donne in fuga dalle città infettata. Fu in quest’occasione che, sfruttando la manodopera dei tanti presenti, vennero eseguiti i terrazzamenti su cui oggi si estende il grande parco di Villa Pizzo. Tra gli illustri personaggi che durante la proprietà Mugiasca frequentarono la Villa vi fu anche il noto scienziato Alessandro Volta, ricordato da un monumento che i proprietari fecero costruire in seguito alla morte avvenuta nel 1827. Si tratta del primissimo monumento storico dedicato a Volta. Quando i Mugiasca si estinsero, fu Ranieri d’Asburgo, viceré del Lombardo-Veneto, ad acquistare la proprietà. Egli trovò al Pizzo l’ideale luogo di sosta e rifugio dalle complesse vicende politiche dell’epoca. Al Pizzo il viceré Ranieri non arrivò solo, ma accompagnato dal noto architetto paesaggistico Villoresi, già progettista della Villa Reale di Monza, che diede un assetto unico e definitivo al grande parco intorno alla Villa. In seguito alle turbolenti vicende politiche di fine Ottocento che si concretizzarono nei Moti del 48, il viceré lasciò la Villa che venne acquistata dall’affascinante madame parigina Elise Musard, che diede un riconoscibilissimo tocco femminile alla Villa tingendola di rosa, così come è rimasta sino ad oggi. Quando Madame Musard lasciò tragicamente la Villa, la famiglia Volpi-Bassani la acquistò e la visse rispettando le scelte architettoniche e stilistiche del passato e aggiungendo degli elementi di grande pregio che ancora oggi si possono ammirare nel parco come il Mausoleo di famiglia, costruito da noto architetto Luca Beltrami e la grande darsena, che si affaccia sul lago regalando una meravigliosa veduta panoramica. L’architettura semplice e geometrica della Villa, con la sobrietà dei suoi decori che ben si intersecano con l’irregolarità e la varietà di forme, colori e stili dei giardini, uniti all’unicità della storia e delle vicende che in Villa Pizzo si susseguirono nel corso dei secoli,  fanno del Pizzo un luogo unico sul lago di Como.

LE ORIGINI

Tutto ha inizio nel 1435 quando Giovanni Mugiasca, mercante comasco, acquista degli appezzamenti di terra in località Pizzo. Sono terreni particolarmente rigogliosi, ricchi di ulivi e vigne, su cui probabilmente già era presente un gruppetto di case agricole, predisposte per la coltivazione dei fertili terreni circostanti. Non è dato sapere con certezza quando sorge la casa padronale, anche se sicuramente fu costruita prima del 1569, anno a cui risale un testamento in cui la casa viene citata. I Mugiasca, , saranno i proprietari per oltre quattro secoli, fino all’estinguersi della famiglia.

IL PIRATA DEL LARIO

Intorno al 1530 una minaccia si abbatte sul Lago di Como: Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, uomo notoriamente bellicoso, dalla sua fortezza di Musso alza la spada contro il Ducato di Milano. Giovan Battista Speciano, uomo di toga, di spada e di lettere e fedele consigliere di Francesco II Sforza, viene nominato sovrintendente generale nella guerra di contrasto al Medeghino e occupa il Pizzo, base ideale per combattere contro il “Pirata del Lario”. La famiglia Mugiasca non può opporsi all’occupazione forzata della propria dimora da parte dell’illustre e valoroso Speciano. La proprietà piace così tanto agli Speciano che anche il figlio Cesare, utilizzando sempre la scusa di esigenze belliche, ne perpetua l’occupazione fino al 1567.

LA PESTE DEL 1629

Sotto la dominazione spagnola, il propagarsi della peste porta i Mugiasca a lasciare il loro palazzo di Como per trasferirsi a Villa Pizzo dove accolgono anche  molti cittadini alla ricerca di rifugio dalla peste. Tra di essi, anche un nutrito gruppo di bravi, non certo noti per il loro spirito pacifico. Per tenere a bada gli animi all’interno di questa forzata convivenza, i Mugiasca decidono di chiedere manodopera in cambio di ospitalità: a corpo stanco, anche lo spirito si cheta. Risalgono a questo periodo importanti opere strutturali e i terrazzamenti con muri a secco. Villa Pizzo inizia ad apparire così come la si può ammirare oggi.

GLI UOMINI DI FEDE TRA I MUGIASCA

Inizia la dominazione austriaca e inizia il soggiorno dell’abate Giovanni Francesco Mugiasca al Pizzo. Egli fa costruire la palazzina di levante, il cosiddetto Oratorio, affinché non manchino importanti funzioni all’interno del nucleo abitativo del Pizzo. L’oratorio viene ripreso in mano successivamente da Giacomo Mugiasca, che lo affida all’architetto Simone Cantoni, uno dei più grandi architetti lombardi del periodo, noto per il progetto della vicina Villa Olmo.  È Giovanni, fratello minore di Giacomo, l’ultimo erede Mugiasca. Per quasi un ventennio gode della tranquillità di Villa Pizzo, fino al giorno della sua morte, il 14 marzo 1842; non avendo eredi, dispone che la villa passi all’Ospedale Sant’Anna.

IL VICERÉ DEL LOMBARDO-VENETO AL PIZZO 

Ad acquistare il Pizzo dall’Ospedale Sant’Anna è l’arciduca Ranieri d’Asburgo, uomo notoriamente parsimonioso che però non riesce a resistere al fascino del Pizzo, dove si rifugia con frequenza quando la vita politica a Milano si fa piena di complicazioni. Con i moti del 1848, la situazione per il viceré si fa assai ostile. Si rifugia temporaneamente a Verona, affidando la Villa Pizzo al suo giardiniere e uomo di fiducia, il Villoresi, già progettista della Villa Reale di Monza. Durante le cinque giornate di Como, dal Pizzo vengono prelevati due cannoncini per scacciare gli Asburgo dalla caserma austriaca in città. I cannoni sono ancora conservati in Villa, a ormai silenziosa testimonianza di un periodo storico particolarmente turbolento al quale Villa Pizzo prese parte con un importante contributo.

LA FEMMINILITÀ AL PIZZO

La protagonista femminile di Villa Pizzo è una donna di cui, ai tempi, tutta Parigi parlava, l’elegante e raffinata Madame Musard, donna eccentrica e piacente, anima dei salotti e moglie di Alfredo Musard un musicista e compositore di quadriglie  in voga nella capitale francese. Elise Musard, in villeggiatura sul lago di Como, si innamora del Pizzo a prima vista e riesce a convincere il suo amante, Re Guglielmo III d’Olanda, ad acquistare la casa dagli eredi dell’arciduca Ranieri per fargliene dono. Elise Musard dà un riconoscibilissimo tocco di femminilità alla Villa: le tinte giallo-rosa, i dettagli dal gusto orientale in ferro battuto, le fini decorazioni interne sono sua opera. Ma gli sfarzi parigini e la vita felice di Madame Musard sul Lago di Como non durano molto. La bella Musard viene accidentalmente colpita in volto da un calcio di uno dei suoi amati cavalli e rimane ceca e sfigurata a vita. Perso il suo fascino, viene abbandonata da tutti i suoi ammiratori, Re Guglielmo compreso, per i quali risulta ormai essere una presenza scomoda e imbarazzante. Dichiarata pazza e rinchiusa in un manicomio, muore suicida qualche anno più tardi.

VOLPI - BASSANI, GLI ULTIMI AMANTI DEL PIZZO

Fortunato Bassani, commerciante milanese, acquista il Pizzo per sua figlia e lo lascia in eredità al genero Pietro Volpi, facoltoso avvocato di Milano che, con la famiglia, conferisce alla proprietà il suo assetto definitivo: ridona antico splendore alla villa e al Parco, rispettando le scelte architettoniche e artistiche del passato e migliorandole.  Provvede alla costruzione di una grande e maestosa darsena e conferisce all’architetto Beltrami, suo caro amico, l’incarico di realizzare un mausoleo di famiglia, in onore della moglie Alessandrina, morta all’improvviso lasciando un grande vuoto nel consorte. Durante la sua prestigiosa carriera da avvocato, Pietro Volpi difende Giuseppina Raimondi, seconda moglie di  Giuseppe Garibaldi, ripudiata dal neo-consorte subito dopo le nozze per un presunto tradimento. Allontanata anche dal padre per il grande disonore arrecato, la Raimondi cade in povertà e dona al Volpi, in cambio della sua difesa, un prezioso orologio con carillon che ancora viene conservato all’interno delle sale di Villa Pizzo.

LA VILLA OGGI

Oggi Villa Pizzo è la somma di tutti coloro che dal Pizzo sono passati, che l’hanno amata e ci si sono dedicati lasciando all’interno del parco e della villa le proprie vicende personali e professionali, il proprio stile e la propria anima con gioie e turbamenti. Recarsi al Pizzo oggi significa respirare a pieni polmoni la storia che, attraverso periodi di splendore e periodi più cupi, è passata tra le fronde degli alberi secolari e nei muri robusti della Villa e degli edifici limitrofi.

VISITE GUIDATE

La Villa insieme al giardino sono aperti al pubblico con delle visite guidate